Il Made in Italy ostacolato nel mondo

cinese e vino italiano

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cinese e vino italianoDopo aver letto, qualche giorno fa, un articolo scritto da “La stampa”, mi sono incuriosito. Il giornalista parlava, molto brevemente, di una sorta di congiura contro il Made in Italy nel mondo che ci impone dazi elevati e controlli fuori dal buon senso che impediscono, spesso, ai nostri produttori di esportare “liberamente” i propri prodotti o manufatti. Licia Mattioli, presidente di Fedeorafi commenta l’evidenza dicendo:” Mi fa ridere chi ci dice che dobbiamo esportare” e continua “Il prossimo governo se ne deve occupare perchè così non si va avanti. Lo sappiamo che i Paesi del Nord Europa se ne fregano, ma il nostro governo deve impuntarsi”.

Ho fatto qualche ricerca e tutto conferma la veemenza dei produttori Italiani. Il Sole 24 ore, ad esempio, parla di dazi invisibili che continuano a limitare il nostro export soprattutto in quei paesi dove le potenzialità d’acquisto crescono giorno dopo giorno: i paesi del BRIC. E’ un pò come se questi governi avessero paura dei nostri prodotti (economicamente parlando) e non volessero permetterci di entrare nei loro mercati.

dazi-in-brasile

D’altro canto l’Italia fa entrare merce da ogni dove (vedi il caso Cina) senza particolari controlli e senza dazi. Per fare un esempio esplicativo, se un prodotto Italiano arriva in Cina con valore 1000 €, a seguito di controlli, tassazioni e verifiche giunge ai dettaglianti con un 20% in più rispetto al costo iniziale. Se lo stesso prodotto (fabbricato in Cina) con valore quindi di 500 € giunge in Italia,  verrà venduto per lo stesso importo. Conseguenza di ciò è la non concorrenza dei nostri prodotti sul territorio cinese e anche su quello Italiano. Loro vincono sempre insomma! E la qualità? Ovvio che sia migliore la nostra, ma è anche chiaro che ciò non basta soprattutto nei paesi dell’EU dove la crisi ha fortemente ridimensionato il valore d’acquisto delle famiglie.

Il prosciutto di Parma, altro esempio, non arriva proprio sul mercato Indiano. Su quello Cinese deve prima fare una corsa ad ostacoli. La paura della carne non cotta, ricorda Federico de Simone, vicepresidente del consorzio prosciutto di Parma, è stato sfatato negli USA già negli anni 80 dopo 2 anni di ricerche e dimostrazioni sull’eliminazione di qualsiasi pericolo in seguito alla stagionatura della carne. Se ancora oggi alcuni Paesi non accettano ciò, ci viene da pensare, forse qualche blocco subdolo esiste.

protezionismo nei paesi emergentiConsiderate che per paesi come la Cina le aziende Italiane non hanno la certezza che i proprio carichi di merce vengano sdoganati ed immessi sul mercato. In Vietnam e Thailandia i dazi d’ingresso variano dal 26,5% al 34% e, soltanto dopo un lungo braccio di ferro, l’EU è riuscita ad arrestare la richiesta di aumento di tasse proposto dalla Russia, dal Kazakhstan e dalla Bielorussia per l’ingresso di scarpe Italiane sul loro territorio.

Gli orafi Italiani sono probabilmente i più bravi al mondo… eppure, guarda caso, i nostri manufatti che entrano in Francia, vengono ripunzonati per accertarne il valore perdendo così tempo e rallentando il processo!

E’ da tenere in considerazione che entro il 2017 aumenteranno, secondo confindustria, di quasi 200 milioni i nuovi ricchi nel mondo (almeno 30mila euro di reddito annuo) e il 50% di questi saranno concentrati in Cina, Brasile e India. Per i nostri mercati deve essere un’occasione da non perdere, ma se il nostro governo non interverrà sulle modalità e sulla regolamentazione delle importazioni e delle esportazioni molte aziende saranno costrette a frenare. Come farlo? Certo non possiamo imporre a determinati Paesi di modificare le proprie legislazioni, ma possiamo certo frenare le loro di importazioni verso l’Italia facendoci pagare almeno il privilegio di essere sui nostri negozi!

Sperando che qualcuno possa intervenire… Vi auguro un Felice 2015

La Stampa

Ilsole24Ore

Azienda che fornisce aiuto per le importazioni dalla Cina

Daniele Bielli

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