Questa cosa ti farà rabbrividire… non crederai ai tuoi occhi!

titoli sballati

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E’ paradossale… più il titolo non dice nulla e più noi siamo curiosi…

Questa cosa ti farà rabbrividire… non crederai ai tuoi occhi!

Ora la tua mente si starà chiedendo cosa mai conterrà questo articolo. La cosa più interessante, a parer mio, non è tanto l’attesa di scoprire i “terrificanti” contenuti, ma l’ormai “creata” visione del contenuto stesso. Se osserviamo questo titolo e cerchiamo di analizzarlo con assoluta razionalità, potremmo dire:

1 – Cosa ne sa l’autore dell’ articolo di che cosa mi faccia rabbrividire?

2 – Chi può dire se crederò o non crederò a ciò che potrei vedere?

… e come queste domande, potrei tirarne fuori molte altre, ma, come premesso, avrei bisogno di liberoosservazione puramente razionale.

Con questo articolo vorrei spiegare, in termini prettamente Social, come la composizione del titolo di un post influisce in maniera determinante sulle aspettative e sui ricordi che resteranno, nel lettore, del contenuto stesso. L’idea nasce da una riflessione fatta, peraltro in ambito completamente diverso. Mi spiego meglio:

Essendo io appassionato di meteorologia, seguo l’evolversi delle condizioni meteo ed in particolare mi affascinano i metodi di divulgazione previsionale. Se ne vedono di tutti i colori. Un caso su tutti: ilmeteo.it , primo sito meteo in Italia, privato, presidente Antonio Sanò, che nella sua biografia si definisce “imprenditore luminare” (e in effetti lo è…). Numerosi articoli, oltretutto promossi a pagamento su Facebook, diventano virali e portatori di aspettative totalmente false e spesso infondate. Svariati “uomini di scienza”, veri meteorologi, ogni anno si battono per arginare la deriva di anti-informazione meteo causata da siti come ilmeteo.it, ma niente… ogni anno aumentano i like, si moltiplicano gli articoli, crescono i ricavi! Come mai?

IL TITOLO BEN COSTRUITO: “TUTTE LE ASPETTATIVE SONO CREATE”

TITOLO FACEBOOK SENSAZIONALEMETEO: INVERNO gelido, MISSILE POLARE con NEVE dal 2 al 7 DICEMBRE, GELO per l’Immacolata e Sant’Ambrogio.

“Che paura… corro subito a dire a tutti che arriverà il grande freddo! E’ scritto proprio qui, su Facebook… a cosa serve leggere l’intero articolo? Tanto già nel titolo c’è tutto”. L’utente che non conosce la meteorologia è ignaro di tutto. Crede, ad esempio, che esistano modelli previsionali a 10/15 giorni che possano dare la certezza delle previsioni… a no, scusate, l’utente medio non sa che esistono modelli matematici assai complessi che sviluppano quantità gigantesche di dati statistici “utili” all’elaborazione di una previsione meteo. Allora va bene… i primi di Dicembre arriva la neve!

L’UTENTE MOLTO SAGGIO O SEMPLICEMENTE PREPARATO LO SA. CONTINUA A “SCROLLARE” E PASSA AVANTI! (non ci casca proprio…)

L’UTENTE PAZIENTE E PRECISO CLICCA SULL’ARTICOLO.

In 5 minuti legge il testo e noterà che spesso vengono usati verbi al condizionale, almeno una volta l’autore dell’articolo cita la tipica frase “le previsioni dovranno essere confermate“, sotto le immagini vengono aggiunte didascalie che “raccontano” realtà ben diverse da quelle immagine dopo aver letto il titolo (Es. nell’articolo preso in considerazione “Possibile scenario barico tra il 30 novembre e il 4 dicembre. Ipotesi al vaglio.“…

Bene. Il testo analizza, in pratica, un possibile scenario prendendo in considerazione alcuni elementi ed indici che, in quel preciso momento, i grandi calcolatori pre-vedono. Sapete cosa significa questo? che l’autore dell’articolo non scrive niente di errato in quell’occasione. Le previsioni a lungo termine esistono, non sono illegali… addirittura si parla di previsioni stagionali che puntualmente ad ogni inizio stagione vengono divulgate con la consapevolezza di valori di affidabilità vicini allo 0%.

E allora? qual’è il punto?

LE MIE CONSIDERAZIONI:

Un’interessantissima ricerca fu fatta, qualche anno fa, dal prof. Ulrich P. Ecker, psicologo e neuroscienziato Australiano nato nel 1952. Ulrich Ecker studiò per lungo tempo l’influenza che avevano le sfumature lessicali e di contenuto dei titoli sull’apprendimento dell’intero testo. Esaminò a lungo la relazione tra titolo e disinformazione, giungendo a dimostrare come l’idea strutturata nel lettore da un titolo fuorviante potrebbe addirittura non essere scardinata nemmeno dopo la lettura dell’intero articolo. In pratica, se il titolo devia la mente del lettore verso aspettative e concetti errati, nemmeno leggere il contenuto potrebbe riuscire a raddrizzare il vero messaggio.

Il punto è che troppo spesso i lettori si accontentano del titolo e non vanno oltre l’evidenza. Chi scrive, soprattutto nell’era digitale dove “tutti possono essere imprenditori se hanno un numero sufficiente di like e di visualizzazioni”, lavora in primis per aumentare il numero di visitatori e creare grosse reti sociali, poi per diffondere notizie.La tentazione di far leva su questo aspetto della comunicazione è troppo forte ed oltretutto legittimo (purchè non si arrechi danno alle persone…).

CONSIGLIO:

Siamo liberi di scegliere, soprattutto quando ci informiamo. Allora… scegliamo! Cerchiamo poi di non giudicare deliberatamente gli altri se non dopo aver letto, compreso e valutato il contenuto dell’articolo. Ricordatevi poi che, soprattutto sui Social Network ed in particolare su Facebook, le notizie si diffondono i maniera rapida e virale e chi decide quali notizie verranno diffuse maggiormente è da una parte EdgeRank, il cervello di Facebook e dall’altra l’utente con le sue azioni. Commenti, anche negativi, condivisioni facili, clic senza volontà non faranno altro che accrescere il Rank di quella notizia. Tutti siamo quindi responsabili della qualità delle notizie che diverranno maggiormente virali… PER APPROFONDIMENTO SULL’ALGORITMO DI FACEBOOK CLICCA QUI.

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