Sulla tassa sulle schede SIM approvata dal governo

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Il testo bufala che gira da qualche settimana sul web è il seguente:

Con il DDL 109/2015 è stata approvata  la nuova tassa per tutti i possessori di  sim card dal governo Renzi, applicata nonostante l’opposizione del Movimento 5 Stelle. La tassa di  possesso sulle schede sim è una  tassa di importo mensile fisso, pari a 3,50 euro per i privati e 7 euro per titolari di partita Iva (deducibile all’80%).

con tanto di dettagli (e riferimenti politici), su vari siti e blog è stato pubblicato un testo simile o identico a questo. Risultato? Migliaia di condivisioni su Facebook e numerosissimi commenti “anti governo”. Ma si, in fondo, a cosa serve informarsi e leggere il testo del DDL se su Facebook posso anche leggere un titolo? (che tristezza, avrebbe recitato un caro amico…)

IL TESTO DEL DDL 109/2015 del 17 Luglio 2015 lo trovi qui.

La 109/2015 è definita, in premessa:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65, recante disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR

Questo invece è il decreto del 21 Maggio 2015, così riassunto nei titoli generali:

Serie generale – n. 116 del 21 maggio 2015), coordinato con la legge di conversione 17 luglio 2015, n. 109 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR.»

Nel 2014, oltretutto, già erano usciti articoli simili a questo, con testi, modalità e contenuti decisamente similari. La gente non capisce, o non vuole capire, che una tassa sul possesso delle schede SIM già esiste e vive, oltretutto, da oltre 40 anni. Questo contributo si chiama “TASSA DI CONCESSIONE GOVERNATIVA” della quale, in moltissimi, o forse quasi tutti, ne abbiamo sentito parlare.

Il decreto del Presidente della Repubblica che intrudusse questa tassa è datato 1 Gennaio 1973 e fa riferimento al DPR 641/1972. Oltre a questo, per completezza, c’è anche da dire che questa tassa viene applicata soltanto per chi ha intestati abbonamenti e non per le tariffe ricaricabili.


Consiglio: cercate la fonte prima di dar credito a ciò che leggete. Il nome del sito è già indicativo, molto spesso. Poi, in fin dei conti, se proprio non trovate nulla di strano, cercare una seconda conferma… aiuta a stanare eventuali “BUFALE”.

Oramai di articoli “acchiappa clic” o clickbait, sul web ed in particolare su Facebook, ne girano un’infinità. Proprio a pratire da questa esplosione di efficacia, numerosi siti e blog sono nati con l’obiettivo di essere magazine della bufala. Ne esistono alcuni veramente ben costruiti che vantano decine di migliaia di condivisioni e like. Nel mio ultimo articolo ho parlato di un aspetto parallelo che riguarda, ad ogni modo, la preoccupante spirale di mala informazione che oggi, anche grazie ai social network, prolifera nel nostro Paese. (APPROFONDISCI QUI).

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